Come riconoscere l’insufficienza renale in tempo utile: gli indicatori

Ci sono problemi di salute che non fanno rumore, lavorano in silenzio, finché un giorno ti accorgi che il corpo “non tiene più il ritmo”. L’insufficienza renale è spesso così: nelle fasi iniziali può non dare segnali chiari, e proprio per questo riconoscerla in tempo utile dipende soprattutto da pochi, preziosi indicatori nel sangue e nelle urine.

Perché è facile non accorgersene (e perché gli esami contano)

I reni sono filtri instancabili: regolano liquidi, sali minerali, pressione, eliminazione delle scorie. Quando la loro capacità di filtrare cala lentamente, il corpo si adatta e tu potresti sentirti “quasi normale”. Ecco il punto: la diagnosi precoce spesso non nasce dai sintomi, ma da un prelievo e da un’analisi urine fatti al momento giusto.

Due parole chiave tornano sempre: eGFR (velocità di filtrazione glomerulare stimata) e creatinina.

Gli indicatori nel sangue: cosa guardare davvero

Il parametro più usato per valutare la funzionalità renale è la creatinina. È una sostanza di scarto legata al metabolismo muscolare: normalmente viene filtrata dai reni ed eliminata con le urine. Se nel sangue aumenta, significa che la filtrazione sta diventando inefficiente.

Da creatinina, età e altri dati, i laboratori calcolano l’eGFR, che dà un’idea pratica di “quanto filtrano” i reni. In genere, un eGFR tra 90 e 120 ml/min rientra nel riferimento fisiologico, ma va sempre interpretato con il medico, perché contano contesto clinico e trend nel tempo.

Ecco altri valori che, se alterati, possono raccontare una storia renale:

  • Azotemia: se aumenta, può indicare ridotta eliminazione dell’azoto. Non è specifica al 100 percento, può salire anche con disidratazione o altri fattori, ma è un campanello utile.
  • Proteine totali e albumina: valori anomali possono riflettere problemi di filtrazione o perdite proteiche.
  • Potassio, calcio, fosforo, acido urico, bicarbonato: tendono ad alterarsi soprattutto nelle fasi più avanzate, quando l’equilibrio dei sali e dell’acidità del sangue diventa più difficile da mantenere.

Tabella rapida: eGFR e significato pratico

eGFR (ml/min)Interpretazione generaleCosa fare in pratica
90-120Filtrazione in rangeMonitoraggio se ci sono fattori di rischio
60-89Possibile riduzione lieveControlli periodici, valutare urine e albumina
30-59Riduzione moderataFollow-up più stretto, gestione pressione e dieta mirata
15-29Riduzione severaValutazione specialistica nefrologica
<10Fase molto avanzataPossibile necessità di dialisi, in base al quadro clinico

Gli indicatori nelle urine: il “messaggio” del filtro

Le urine spesso parlano prima dei sintomi. Uno dei segnali più importanti è la presenza di proteine, in particolare albumina (microalbuminuria). Quando il filtro renale si danneggia, può “lasciar scappare” proteine che non dovrebbero passare.

Un’analisi urinaria completa può evidenziare anche:

  • Cristalli, che possono suggerire calcolosi.
  • Cilindri, spesso associati a sofferenza renale.
  • Globuli rossi, possibile segno di danno lungo le vie urinarie o a livello renale.
  • Globuli bianchi e batteri, più tipici di infezione.
  • Nitriti ed esterasi leucocitaria, altri indizi di infezione.

Se questi elementi compaiono, l’idea non è allarmarsi, ma approfondire: ripetere l’esame, fare un rapporto albumina/creatinina urinaria, valutare ecografia e visita specialistica quando indicato.

Progressione clinica: la parte “ingannevole”

Nelle fasi iniziali dell’insufficienza renale progressiva potresti non avvertire nulla di specifico. Spesso il primo segnale è solo un cambiamento nei numeri, in particolare creatinina ed eGFR. Con il tempo possono comparire:

  1. Alterazioni di altri parametri (elettroliti, bicarbonato).
  2. Riduzione dei globuli rossi (anemia), con stanchezza più marcata.
  3. Aumento della pressione arteriosa, oppure difficoltà a controllarla.

Quando il filtrato glomerulare scende molto (circa sotto 10 ml/min), può diventare necessario valutare la dialisi, sempre in base ai sintomi e al quadro complessivo.

Come riconoscerla “in tempo utile”: la regola più semplice

Il trucco, se così si può chiamare, è guardare non solo il valore singolo, ma la tendenza: un eGFR che cala nel tempo, anche lentamente, merita attenzione. Se hai fattori di rischio come ipertensione, diabete, familiarità o età avanzata, programmare controlli regolari di esami del sangue e urine è spesso la scelta più intelligente, perché ti permette di intervenire quando c’è ancora molto margine di manovra.

Redazione Aip Notizie

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