Ti è mai capitato di leggere una frase perfettamente “professionale” e poi inciampare su quelle due parole, scritte come se fossero una formula intoccabile? Succede spesso con un’espressione che usiamo tutti, anche quando parliamo con la banca o compiliamo un modulo: il plurale di “conto corrente”. E sì, c’è un errore che fanno quasi tutti, proprio perché suona naturale, anche se non lo è.
La risposta che ti serve, senza giri di parole
Il plurale corretto di “conto corrente” è conti correnti.
Non esistono alternative “tollerate” se vuoi scrivere un italiano standard e pulito. È una di quelle piccole cose che, in un’email formale o in un documento, fanno subito la differenza.
Perché “conti correnti” è obbligatorio (e non un dettaglio da pignoli)
“Conto corrente” non è un blocco unico invariabile. È una locuzione nominale, cioè un gruppo di parole che funziona come un nome, composta da:
- un sostantivo: conto
- un aggettivo qualificativo: corrente
In italiano, l’aggettivo deve concordare con il sostantivo in genere e numero. Quindi, quando “conto” va al plurale (“conti”), anche “corrente” deve andare al plurale (“correnti”).
Se vuoi un’immagine semplice: è come se “corrente” fosse “attaccato” a “conto” con un elastico grammaticale. Se uno si allunga al plurale, l’altro deve seguirlo.
Per capirlo al volo, pensa a esempi quotidiani:
- ragazzo simpatico → ragazzi simpatici
- titolo valido → titoli validi
- conto corrente → conti correnti
Stessa identica logica, nessun trattamento speciale.
L’errore che si sente ovunque (e perché nasce)
L’errore più comune è scrivere o dire “conti corrente”, lasciando “corrente” invariato.
Perché succede? Per un motivo molto umano: “conto corrente” ci suona come un termine tecnico unico, quasi un’etichetta. Un po’ come se fosse il nome di un oggetto preciso, già “impacchettato”. E quando una locuzione viene percepita come tecnica o burocratica, la mente tende a trattarla come un pezzo solo.
Ma qui entra in gioco la grammatica, quella vera, quella delle concordanze: non importa quanto “ufficiale” sembri l’espressione, resta un sostantivo + aggettivo, quindi entrambi si flettono.
Se ti interessa il principio generale, la chiave è la concordanza, cioè l’accordo tra parole collegate nella frase.
Regola pratica: il metodo “nome + aggettivo”
Quando hai una struttura nome + aggettivo, al plurale:
- vai al plurale con il nome
- porti al plurale anche l’aggettivo
Applicato al caso che ci interessa:
- Singolare: conto corrente
- Plurale: conti correnti
Semplice, lineare, senza eccezioni.
Esempi pronti da copiare (corretti e sbagliati)
Ecco frasi che potresti usare davvero, in banca o in una mail:
- Corretta: “Ho aperto due conti correnti in banche diverse.”
- Corretta: “Gestisco tre conti correnti per motivi di lavoro.”
- Errata: “Ho aperto due conti corrente.”
- Errata: “Sto chiudendo i miei conti corrente.”
Se vuoi un trucco veloce: prova a sostituire “corrente” con un altro aggettivo, per esempio “nuovo”. Diresti mai “conti nuovo”? No. Diresti conti nuovi. E allora anche conti correnti.
Mini promemoria per non sbagliare più
Quando scrivi, controlla queste due cose:
- “conto” è plurale? allora deve esserlo anche “corrente”
- se hai dubbi, prova con un aggettivo più “normale” (nuovo, vecchio, semplice) e senti cosa suona giusto
Alla fine, la sorpresa è tutta qui: l’errore è comune proprio perché “conti corrente” sembra scivolare via senza fare rumore. Ma la forma corretta, quella che ti mette al riparo in qualsiasi contesto, è una sola: conti correnti.




